(Dal libro “La Madonna di Tirano. Monumento di fede, di arte e di storia” di Gianluigi Garbellini)

Vanto del Santuario è la monumentale cassa dell’organo, lavoro di ebanisteria e di intaglio tra i più maestosi e più elaborati d’Italia, che contribuì giustamente alla fama della basilica di Tirano.

L'organo del Santuario in tutta la sua imponenza
L’organo del Santuario in tutta la sua imponenza

Sorretta da otto lisce colonne di stile dorico in marmo rosa di Arzo (Canton Ticino), essa occupa tutto lo spazio dell’ala sinistra del transetto, trabocca nella navata centrale, salendo fino ai pennacchi della cupola e imponendo con prepotenza la sua scura mole che compromette irrimediabilmente l’equilibrio dei volumi dell’interno.
Nel 1608, su delibera del consiglio comunale, era stato dato l’incarico all’intagliatore Giuseppe Bulgarini di Brescia di realizzare una cassa per il nuovo organo, un’opera grandiosa e straordinaria, forse suggerita dall’organista Ottavio Bargnani, pure bresciano, ai deputati, desiderosi di onorare la Vergine nella ricorrenza centenaria dell’Apparizione da poco trascorsa.

Madonna organo dettaglio
Dettaglio della cassa dell’organo

La costruzione comportò ben 11mila ora di lavoro con ingenti costi – seimila ducati, secondo le cronache del tempo – per l’acquisto di legname, la manovalanza, i compensi all’artista, cui si affiancarono quelli per la messa a punto della parte strumentale dell’organo commissionata ai fratelli Tommaso e Domenico Mearini di Brescia, ma realizzata in effetti dal milanese Michelangelo Valvassori tra il 1639 e il 1641.
L’organo, per sua natura strumento di celebrazione sacra tramite il suono della musica, qui diviene già nella struttura un inno di lode a Dio e, nel contempo, di esortazione alla fede.

Madonna organo 3

Le emblematiche alte colonne, su cui si avvitano pampini e grappoli d’uva, sorreggono un’imponente trabeazione e un originale frontone spezzato a volute evocanti le nubi, dalle quali si affaccia la figura poderosa dell’onnipotente Padre con le braccia tese per accogliere le preghiere e alle suppliche che con la musica e il canto s’innalzano a Lui. Una moltitudine di angeli musicanti riveste tutta la superficie tra una miriade di minuti motivi floreali, schiere di canne, cariatidi, telamoni, addobbi dorati con strumenti e grappoli di melegrane, in festosa ascesa verso il Padre, termine ultimo dell’animato “concerto di sculture” ideato dal Bulgarini, secondo l’esuberante spirito barocco.